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L’infanzia a New York, l’anno di filosofia, l’esperienza della Silvio D’Amico e l’incontro con attori come Luca Marinelli. E poi il cinema, il set de Il dio dell’amore, la sfida del grande schermo. La consapevolezza di essere un’interprete e di avere un ruolo attivo nel processo di creazione. La famiglia, il bisogno di fermarsi e il potere imprescindibile dei no. L’intervista.
Il legame che la unisce ai genitori, la decisione di ritornare su Youtube, il rapporto con la sua community e con i suoi amici. L’importanza di cambiare e di saper riconoscere il cambiamento. La sfida dei tour teatrali e il peso dell’ansia e della paura. Lo spazio più intimo della scrittura e la ricerca della solitudine. E poi i ricordi, la nostalgia e la distanza che si può creare, a volte, con gli altri. L’intervista.
La decisione di recitare, il liceo come una costrizione; i primi ruoli e la prima tournée in teatro. La politica dell’attore e la differenza profonda tra mestiere e arte. E poi i registi che si incontrano, la responsabilità che si sente e l’importanza della tecnica. Dal palcoscenico al set cinematografico, passando per la serialità televisiva. L’intervista.
Dalla genesi del suo ultimo romanzo, Il custode, pubblicato da Einaudi, al rapporto con il mostruoso e con la mitologia greca. E poi la sfida costante della scrittura, lo spazio vitale per raccontare, la libertà dei romanzi e i compromessi della televisione. Il senso di colpa come spinta creativa e il legame profondo, viscerale, con le storie. L’intervista.
L’esperienza di Un anno di scuola, il film di Laura Samani al cinema dal 9 aprile con Lucky Red. Il trasferimento in Italia, a Trieste, e l’incontro con gli altri attori. La decisione di recitare e la dimensione profonda della solitudine. La famiglia, gli amici, la voglia di interpretare personaggi diversi. I ricordi dell’infanzia, quando andava all’asilo, e quello che ha imparato su sé stessa. L’importanza della lingua e della sua musicalità, le differenze tra cinema e teatro. L’intervista.
Il creatore della miniserie evento di Netflix e del nuovo adattamento del libro di William Golding, disponibile su Sky e NOW, parla del suo processo creativo, della responsabilità degli scrittori e di quanto sia importante porre domande e non dare tutte le risposte. E poi racconta la prima volta che ha letto Il signore delle mosche e perché è fondamentale indagare sull’adolescenza e sull’infanzia. L’intervista.